Dietro ogni bottiglia di Berlucchi c’è un direttore d’orchestra. È l’esperto enologo che miscela vini diversi per creare quello desiderato, la cosiddetta cuvée, ovvero il mix definitivo che diventerà il protagonista dei brindisi in Italia e nel mondo.
Per realizzare la cuvée è indispensabile saper ascoltare le più sottili sfumature di numerose partite di vini che provengono da differenti varietà e vigneti e che sono state separate in fase di vendemmia.
È una fase delicata che richiede numerose sessioni di degustazione: sono oltre 150 le basi di spumante che vengono assemblate per diventare i nostri futuri Franciacorta.
La cuvée viene imbottigliata con l’aggiunta di lieviti e zucchero e infine tappata. I lieviti si nutrono dello zucchero e producono anidride carbonica: così nascono le nostre amate “bollicine”.
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Ogni Franciacorta nasce da un mix sapientemente calibrato di uve, vini e annate differenti detto anche assemblaggio, o cuvée. Si tratta di una vera e propria ricetta difficile da creare e altrettanto difficile da mantenere costante per sapore e caratteristiche, anno dopo anno. Per farlo ci vuole un esperto enologo che di mestiere si occupa proprio di questo.
Descrivere i vigneti Berlucchi come un posto meraviglioso e poetico non basta. Per rendere l’idea di questo luogo unico dobbiamo parlare anche di ricerca e innovazione.
Viene effettuata rigorosamente a mano e con l’utilizzo di piccole cassette per il trasporto dei grappoli. In questo modo il nostro tesoro arriva integro alla pressatura.
Delicatezza, è la parola chiave che indica il processo di separazione con il quale otteniamo la materia prima da cui tutto ha inizio: il mosto.
Il mosto si trasforma in vino in un ambiente a temperatura controllata e con un ridotto impiego di solfiti: meno del 50% rispetto a quanto concesso dal disciplinare biologico.
È una delicata procedura che può essere eseguita solo da esperti enologi. Si tratta di creare il vino desiderato attraverso l’assemblaggio di vini provenienti da fermentazioni diverse.
La cuvée viene imbottigliata con l’aggiunta di lieviti e zucchero e infine tappata. I lieviti si nutrono dello zucchero e producono anidride carbonica: così nascono le nostre amate “bollicine”.
Quando i lieviti hanno consumato tutti gli zuccheri le bottiglie iniziano l’affinamento nella cantina storica. Qui possono riposare da un minimo di diciotto mesi fino a un massimo di dieci anni.
Terminato il periodo di affinamento, ciascuna bottiglia viene capovolta e ruotata con un ritmo definito per far scivolare i residui dei lieviti verso l’entrata del collo, a contatto con il tappo.
Le bottiglie capovolte passano attraverso un processo che ne congela solo i colli. In questo modo i residui si bloccano a contatto con il tappo. Poi la bottiglia viene stappata, e il residuo ghiacciato espulso. La piccola perdita di vino viene poi colmata con Franciacorta scelti dall’enologo.
Finalmente viene inserito il tappo di sughero definitivo e vengono apposte le etichette. Ma non è finita perché ora la bottiglia dovrà riposare ancora da un minimo di tre mesi fino a un anno.